C’è decisamente del marcio in Svezia. C’è nei vicoli e nelle strade della capitale , c’è soprattutto nel cuore dell’uomo la cui immagine si riflette e si deforma nella viscosità del sangue .
Ciò che mi impressiona nella scrittura di Niklas Natt Och Dag è la sua capacità di riprodurre il mondo reale, di riprodurne quei i e gli odori, i miasmi, gli umori, che ci faranno scendere, in una lettura vorace, nei luoghi della storia , nelle case del popolo odorose d’aceto e di un’aria viziata inutilmente fumigata dai rametti secchi.
Scenderemo in quelle dimore che i “nobiluomini costruiscono per fuggire dalla città” pur sapendo che la città stessa si diffonde “come la cancrena nei tessuti infetti” e che li seguirà ovunque e che nessuno potrà ritirarsi più lontano.
Poi, nei passi militari che si muovono nella penombra, come se una donna stesse dicendo proprio a noi qualcosa di sgradevole, udiremo lieve un bisbiglio penetrare nelle orecchie : “leggi l’orrore, bracca l’assassino”.
E così come già in 1793, anche questa volta Mickel Cardell, l’uomo da un braccio solo, ci guiderà nell’orrore e nella verità, in quella natura troppo malmessa e maleodorante che mai andrà d’accordo con i caratteri troppo sensibili.
Una migliore forma tuttavia potrebbe essere letale.
“Quando sperimentiamo la pura, scriveva Fritz Leiber in Meraviglia e Terrore, e al tempo stesso il suo fascino, è il momento in cui siamo veramente vivi. Paurosamente vivi”. E’ questa sensazione che ci affascina e ci attrae. Lo sapeva perfettamente William Shakespeare quando fece dire ad Orazio a proposito del Fantasma “ mi riempie di paura e meraviglia”, lo sa perfettamente Niklas Natt Och Dag.
Siediti a bere ma tranquillo non stare!
Guardati attorno quando tintinna il bicchiere,
Un amico che alle spalle non sai d’avere
Un pugnale nella schiena ti potrebbe piantare.
Carl Michael Bellman, 1794
EMR
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